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La rabbia nei bambini: cosa la scatena e come gestirla

29-04-2021 11:39

Dott.ssa Lucia Cristina Aletta, psicologa e psicoterapeuta clinica infantile Tavistock

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La rabbia nei bambini: cosa la scatena e come gestirla

Imparare a gestire le emozioni anzichè reprimerle è il primo passo per lo sviluppo e il benessere psicofisico dei bambini.

"Che rabbia!"

Non possiamo decidere quali emozioni provare, non possiamo scegliere di spegnere per sempre la rabbia né in noi, né nelle persone a noi care.

Al contrario, per uno sviluppo sano e per la tutela del benessere psicofisico, è importante riconoscerla,
darle un nome, accettarla e trovare delle strategie utili per imparare a gestirla.

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La rabbia come tappa evolutiva e momento di crescita

La rabbia, è una delle emozioni più difficili da gestire. Se poi si tratta della rabbia dei nostri figli, rischiamo di trovarci in grosse difficoltà, perché ci sentiamo spinti a rispondere con una rabbia altrettanto forte cercando di ristabilire, nel più breve tempo possibile, un equilibrio di potere o per sfogarci anche noi, stanchi delle continue lotte in casa e fuori.

 

Può però accadere anche il contrario, la rabbia dei nostri figli ci paralizza, proviamo a far finta di niente sperando che passi
velocemente e magicamente da sola, cerchiamo, attraverso questa paralisi di preservare noi e il bambino da eventuali reazioni violente che questa emozione può generare, o ancora, ci vergogniamo quando questa esplode in pubblico.

Che cosa è la rabbia e le cause che la possono scatenare

La prima cosa da sapere è che la rabbia è un sentimento che esiste da sempre nei bambini e non sono solo i propri figli che fanno scenate e capricci.


Intorno ai 2-3 anni inizia la fase del NO, in cui il bambino attraversa un momento di opposizione. Il piccolo acquisisce autonomia e padronanza del suo corpo che prima era gestito totalmente dalla mamma e prova ad affermare la sua volontà.

 

L’uso del NO in modo costante e quasi esclusivo è, appunto, un modo per affermarsi di fronte agli altri.
La rabbia che esprimono i bambini è un’importante tappa evolutiva: crescono,scoprono il proprio IO, sperimentano la propria autonomia che spesso è un conflitto di emozioni, un’alternanza tra “io voglio” e “io non voglio”.

 

In linea generale, tutti i bambini, affrontano questa fase, ma ci sono anche bambini che per carattere o per educazione non lo fanno. Quando si reprime la rabbia il rischio è somatizzare il
disagio
. La rabbia repressa potrebbe portare ai nostri piccoli mal di pancia, vomito o stipsi, in questo il corpo diventa il mezzo per comunicare un disagio.

Che cosa può scatenare la rabbia?

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I motivi possono essere molto diversi: stanchezza, stress, eventi traumatici, tensioni all’interno della famiglia. Ma ci sono anche situazioni in cui questa emozione viene
fuori in modo forte ed improvviso che agli occhi degli adulti possono sembrare banali come la scomparsa di un giocattolo preferito, un cartone animato che non piace, un’azione che non si riesce a fare, una negazione alimentare (“questo adesso
non lo possiamo magiare, lo mangeremo più tardi”), un NO ad un acquisto durante la spesa al supermercato o anche avere troppo caldo e non saper gestire da soli questa sensazione, magari togliendo la giacca.


Quando iniziano le prime scenate sono in genere mal accettate o mal tollerate dai genitori, che sono spesso perplessi e imbarazzati di fronte alle esplosioni di rabbia dei figli.


Le esplosioni di rabbia avvengono sia in ambienti casalinghi che fuori casa e il bambino, in entrambi i casi, sa bene di mettere in difficoltà i genitori. Il piccolo si fa forte di questo, per lui rappresenta gioco, un vero e proprio gioco di potere, vuole
vedere fino a che punto può spingersi per ottenere quello che desidera.
Usa tutte le strategie che conosce per prevalere sul genitore.

 

Spesso, purtroppo, accade che, mamma e papà cedono, diventando accondiscendenti. Tutto ciò, naturalmente, non fa altro che rafforzare questo comportamento: il bambino riesce ad ottenere quello che vuole e fa memoria di questo evento riconoscendolo come il modo migliore, il più veloce, il più efficace e anche il più indolore (per lui) di ottenere sempre ciò che desidera.


Quando la rabbia esplode all’improvviso è abbastanza inutile tentare di calmare o parlare al bambino. Tanto non sentirà ragioni in quel momento. Ancora peggio è alzare la voce o dirgli con tono minaccioso di smetterla.

Quando le esplosioni di rabbia avvengono in età scolare, durante la scuola primaria, quasi sempre la motivazione è da cercare nella difficoltà dei genitori a mantenere le regole o nel non essere riusciti a darle in modo costante durante i primi anni di vita.

È importante non categorizzare il bambino come «cattivo» quando si trova in un momento di rabbia, non far passare il messaggio che quello che sta vivendo è qualcosa di sbagliato. Il rischio che si potrebbe correre, con bambini più sensibili, è che si generi nel piccolo un senso di colpa e che la rabbia non venga più espressa perché in quel momento e con quel modo di comportarsi la sua mamma o il suo papà non gli vogliono più bene.


Quando le esplosioni di rabbia avvengono in età scolare, durante la scuola primaria, quasi sempre la motivazione è da cercare nella difficoltà dei genitori a mantenere le regole o nel non essere riusciti a darle in modo costante durante i primi anni di vita.


Un esempio potrebbe essere quello di un bambino che ha uno scatto di rabbia perché i genitori dicono che è momento di posare il video gioco e di mettersi a studiare.


Attenzione, un po’ d’immaturità può essere ancora presente tra i 6 e gli 10 anni e la reazione del bambino va sicuramente di pari passo con il poter soddisfare o continuare a soddisfare un piacere.


Il problema è dato dall’incongruenza dei genitori, che a volte dicono o hanno detto sì e altre no.
E qui mi riallaccio al discorso fatto in precedenza, l’importanza dell’essere fermi nel dare le regole e farle rispettare.


L’essere troppo permissivi può infatti innescare confusione. Un NO, vi assicuro, non ha mai fatto danni psicologici ad un bambino, mentre un genitore poco fermo nelle sue posizioni crea diversi problemi nella crescita.

 

Quando un genitore si deve preoccupare?


Se gli episodi di rabbia sono continui e presenti in tutti i contesti frequentati dal bambino (famiglia, scuola, laboratori, sport…), se questo inizia a diventare anche aggressivo, non tollera in alcun modo le frustrazioni, ha grosse difficoltà a calmarsi da solo o con l’aiuto dell’adulto, fatica a rispettare le regole, questo è sicuramente un segnale di allarme. A questo punto non si tratta più di una semplice tappa evolutiva ma di una fragilità, di una “crisi evolutiva” e di un problema
comportamentale
che, se notato dall’adulto, può essere risolto con l’aiuto di uno psicologo. Più il bambino è piccolo, più s’interviene in maniera tempestiva, più i tempi di risoluzione di questa crisi saranno brevi.

Alcuni consigli su come gestire la rabbia: 

Non soffocare mai la rabbia, ma imparare a gestirla è un ottimo punto di partenza.

I bambini non solo osservano attentamente i nostri comportamenti e le nostre reazioni, ma sentono e percepiscono il nostro stato emotivo. Non dimentichiamoci
che siamo un esempio di crescita fondamentale per loro, quindi cerchiamo di partire da noi stessi.

 

Tutti dobbiamo sentirci liberi di riconoscere e di esprime questa emozione. È importante che i bambini comprendano che le emozioni vanno bene, che provare rabbia e qualsiasi altra emozione non è un errore; essere arrabbiati non è sbagliato.


Se riconosciamo ciò che essi stanno provando e lo accettiamo, assumendo un atteggiamento empatico, comunichiamo loro che le emozioni sono importanti e che non vanno “spente”, ma gestite.


Il genitore dovrebbe riuscire a mantenere un atteggiamento calmo e coerente, evitando di assumere comportamenti intimidatori o di urlare, questo permetterà al bambino di sviluppare una buona capacità di autoregolazione e di apprendere dal suo esempio.

 

Poniamo dei limiti alle azioni, non alle emozioni.


Essere genitori disponibili dal punto di vista emotivo non significa concedere tutto.
Bisogna bene distinguere tra ciò che si prova e ciò che si fa, insegando al bambino a separare le azioni che compie dalle emozioni che prova. Ad esempio, potremmo dire: “Va bene arrabbiarsi, ma non è giusto colpire la mamma o lanciare gli oggetti.”


Ricordiamoci di spiegare sempre il perché di certi limiti: comprenderne i motivi, infatti, permetterà al bambino di accettarli più facilmente.
Nei casi di particolare aggressività è importante usare il contatto fisico e affettivo.
Mettere in punizione il bambino non è la giusta soluzione, mentre allontanarlo fisicamente dal luogo o dalla situazione per evitare che possa fare del male a sé stesso o a qualcun altro potrebbe essere d’aiuto. Fondamentale è che tale azione
venga accompagnata da frasi come ad esempio:

“Capisco che sei arrabbiato, ma questo non si fa. Qui puoi avere tutto il tempo e lo spazio per calmarti, e poi possiamo provare a capire insieme cosa ti ha fatto così tanto arrabbiare”.


Molto importante è comunicare con bambini, incoraggiarli a parlare delle loro esperienze e di ciò che provano, condividere con loro anche le emozioni dei genitori.

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