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Giornata dei Diritti dell'Infanzia: i nostri figli sono davvero liberi di scegliere?

20-11-2020 09:09

Filippo Biondi

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Giornata dei Diritti dell'Infanzia: i nostri figli sono davvero liberi di scegliere?

Quando si parla della Carta dei Diritti dell'Infanzia è quasi inevitabile che si parli di povertà, maltrattamenti e abusi. Ma quali diritti tutela rea

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Quando si parla della Carta dei Diritti dell'Infanzia è quasi inevitabile che si parli di povertà, maltrattamenti e abusi. Ma quali diritti tutela realmente la CRC - Convention on the Rigths of the Child approvata nel 1989? I nostri figli sono davvero liberi di autodeterminarsi?

 

1989, anno di rivoluzioni giuridiche e culturali

 

Sbarcano in tv per la prima volta I SIMPSON, la famiglia gialla più famosa del mondo, con irriverenza e grande apertura affronta tutti i temi importanti della società. Vi sono le proteste a Tienamnem con l’iconica foto dello studente che col suo corpo cerca di fermare l’avanzata dei carrarmati. Venne lanciato per la prima volta il Game Boy, capostipite di una serie infinita e molto fortunata di giochi su schermo. Crolla il muro di Berlino e l’Europa si ricompone.

 

Ogni evento del 1989 sembra voler parlare di identità che siano politiche, virtuali, spirituali, ironiche, sociali. Si assiste ad un approfondimento sociale collettivo sulle identità, si approfondisce un dialogo che nel tempo è stato più volte ripreso.

 

La convenzione Carta dei Diritti dell'Infanzia e dell'Adolescenza, approvata all'ONU proprio nel 1989, non sembra così dissonante rispetto ai fatti accaduti in quel contesto storico. Anzi: è come se volesse riassumerne in un unico contenitore, tutti questi temi, o quasi.

 

 

Convenzione dei Diritti dell'Infanzia: cosa sancisce?

La convenzione è composta di 54 articoli che affrontano direttamente i principi fondamentali dei diritti dell'infanzia, questi possiamo raggrupparli in quattro gruppi fondamentali:

 

a) Non discriminazione (art. 2): i diritti sanciti dalla Convenzione devono essere garantiti a tutti i minori, senza distinzione di razza, sesso, lingua,

religione, opinione del bambino/adolescente o dei genitori.

b) Superiore interesse (art. 3): in ogni legge, provvedimento, iniziativa pubblica o privata

e in ogni situazione problematica, l'interesse del bambino/adolescente deve avere la priorità

c) Diritto alla vita, alla sopravvivenza e allo

sviluppo del bambino e dell'adolescente (art. 6): gli Stati devono impegnare il massimo delle risorse disponibili per tutelare la vita e il sano sviluppo dei bambini, anche tramite la cooperazione tra Stati.

d) Ascolto delle opinioni del minore (art. 12): prevede il diritto dei bambini a essere

ascoltati in tutti i processi decisionali che li riguardano, e il corrispondente dovere, per gli adulti, di tenerne in adeguata considerazione le

opinioni.

È giusto che sia il genitore a determinare il sesso del bambino?

Sono molti gli scienziati che oggi sostengono che la definizione di sesso va oltre all’attribuzione etimologica di maschio e femmina relativamente ai genitali del nascituro. L’universo dei cromosomi o le identità corporee (vedi le persone intersessuali) scardinano certi principi e ci mettono di fronte alla realtà che forse esistono altre eventuali riflessioni da apportare.

 

Qualche tempo fa fece scalpore la notizia apparsa su Vanity Fair e molte altre riviste secondo cui la nota attrice Charlize Theron aveva scelto di non attribuire un genere specifico a suo figlio. Aveva, infatti, dichiarato che quando Jackson, il maggiore, aveva tre anni, le ha detto: «Io non sono un maschio». Da allora l'attrice non gli ha mai impedito di indossare gonne, treccine, vestitini

spiegando poi «I figli nascono sapendo chi sono, non tocca a me decidere. Il mio lavoro di genitore è quello di celebrarli, di amarli».

 

E’ giusto quindi lasciare loro il diritto di autodeterminarsi? E quindi riprendendo i principi dei diritti della convenzione:  la libertà per il giovane di essere se stesso, quindi il diritto dei bambini a essere ascoltati, che vi sia in ogni situazione pubblica o privata una priorità

per l’interesse per il bambino, che tutti i diritti sanciti dalla Convenzione devono essere garantiti a tutti i minori, senza distinzioni varie, gli Stati

devono impegnare il massimo delle risorse disponibili per tutelare la vita e il sano sviluppo dei bambini.

 

La studiosa Marjoire Garbore nel suo testo “Interessi truccati, giochi di travestitismo

e angoscia culturale” ci spiega bene come fin dall’antichità, ai bambini e neonati, si mettevano gli stessi abiti, erano vestiti allo stesso modo, tanto che nei vecchi ritratti di famiglia o prime foto era assai difficile distinguere i maschi dalle femmine.

 

I riti di passaggio legati alla consapevolezza del proprio io che cresce erano per lo più quelli dell’abbigliamento, tramite gli indumenti il giovane passava dall’età infantile dove indossava pantaloncini corti a quella adulta dove i pantaloni erano lunghi, stesso per le femmine. Col passare del tempo però la diversificazione del genere si è sempre fatta più auspicabile, nel momento in cui da un lato lo strapotere sociale dei maschi prendeva il sopravvento in ogni settore, compreso le guerre, mentre le donne erano per lo più rilegate a ruoli più “femminili”, considerati come uno sminuimento dell’individuo in quanto più debole e utile solo per scopi biologici di procreazione. Inoltre, si affermavano sempre di più lavori e sport molto fisici e muscolari che sancivano ancor di più questa differenza di genere, le fabbriche e il calcio agli uomini, la cura della casa e la danza alle donne. Per dividere ulteriormente questi generi si è pensato di sfruttare i colori e così nacque la distinzione in rosa per le femmine e blu/azzurro per i maschi.

 

Tutt’oggi molti marchi di salute e bellezza oltre che abbigliamento minorile fanno ancora riferimento a tali distinzioni cromatiche. Il deodorante per uomo ha colori forti, spiccati, caratteri accesi, quello per donna è delicato, soave, fresco.

 

Così generazioni e generazioni di individui sono cresciute con la consapevolezza che erano diversi uomini da donne non per motivi strettamente fisici/biologici ma per lo più per ragioni estetiche, per i colori del loro abbigliamento.  

Autodeterminarsi in una società fluida

La società di oggi si pone come sempre più fluida, ma sono molti ancora gli ostacoli da affrontare. Spesso serve una legge che determini una rieducazione sociale, ci sono persone che hanno oggettivi limiti di apertura, magari non comprenderanno e capiranno fino in fondo la molteplicità della vita ma la rispettano perché spesso dietro c’è una legge a determinarne il principio di esistenza e quindi di valore. Così in Italia, per esempio, la recente approvazione alla Camera del decreto Zan l’onorevole padovano che ha firmato la legge contro l’omofobia, biofobia, transfobia, contro la misoginia e contro le discriminazioni dell’inabilismo, deve proseguire con l’approvazione al Senato.

 

Un altro percorso certo per arrivare a tale rispetto è sicuramente la controcultura di genere.
Scavalcare il genere, scavalcare le etichette, andare oltre alle teorie di genere di molti studiosi che hanno sancito la nascita dei moti delle teorie di genere definendosi poi in veri studi teocratici negli anni 90.

 

Non si parla più di gay, lesbica, queer, intersex, transgender.

Zygmunt Bauman, grande sociologo, ci diceva nel 2009 come le identità volino liberamente e sta a noi afferrarle. La voglia di identità nasce dal desiderio di sicurezza. L’eroe popolare è oggi l’individuo capace di fluttuare senza intralci, senza essere fissato o identificato, ecco perché suscita fastidio, perché viene meno riconosciuta la sicurezza come bisogno finito, riconoscibile in schemi precostituiti e tangibili.

 

Questo fastidio nel non voler credere che le identità oggi siano molteplici e non ben ascrivibili a etichette e definizioni precostituite, sfocia spesso in gesti di repressione, violenza psicologica e verbale.

 

Vi è mai capitato di vedere in spiaggia famiglie i cui figli piccoli, 2, 3 o 5 anni giocano liberamente nudi? Potremmo credere che “tanto sono bambini” convinti che già da piccoli i bimbi non abbiano senso di pudore e che non facciano caso al sesso, al corpo, agli sguardi degli altri e noi ci abituiamo della stessa idea e li prendiamo come dolci bambolotti che ci fanno tenerezza. Dove inizia la voglia di libertà di apertura mentale e di contro conformità e dove finisce invece il nostro buon gusto, la coerenza dei propri principi?
I bambini agiscono per stimoli, lo sappiamo: se non hanno fame, voltano la testa, se hanno fame piangono. Per conoscere il mondo afferrano di tutto, assaggiano, leccano. Il loro stimolo principale è percepire la vita, suoni, odori, rumori, sapori, colori. In fondo noi adulti facciamo la stessa cosa, ci eccitiamo davanti un corpo nudo perché inconsciamente il nostro stimolo di accoppiamento si fa presente in quel momento; ci arrabbiamo, urliamo, piangiamo, per rispondere a stimoli che la società ci offre.

 

Solo che per gli adulti è lecito farlo, i bambini devono essere guidati.

 

Dovremmo ricordarci che eravamo tutti bambini e abbiamo vissuto gli stessi processi, solo che oggi siamo sempre più consapevoli delle nostre libertà a e capacità sociali. Impariamo ad accoglierle!

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