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Inserimento all'asilo: quando sono le mamme ad essere in ansia

12-09-2020 03:37

Natalia Leanza

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Inserimento all'asilo: quando sono le mamme ad essere in ansia

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Con l’arrivo di Settembre non si può non parlare del rientro a scuola e soprattutto del tanto atteso e temuto “primo giorno” rivolto a quei bambini, mamme e famiglie che si apprestano a vivere il primo inserimento in una struttura scolastica che sia nido, primavera, infanzia o primaria.



Come ogni volta che si sperimenta qualcosa per la prima volta questo evento è carico di emozioni e stati d’animo che possono oscillare dall’entusiasmo alla paura e ansia.



L’intento di questo articolo è proprio quello di affrontare l’inserimento
scolastico sotto un profilo squisitamente psicologico relativo non solo ai vissuti del bambino, ma anche (e forse soprattutto) delle mamme.



L’inserimento nella scuola dell’infanzia è infatti un importante momento di crescita. Per i bambini che fino a tre anni sono cresciuti all’interno del proprio contesto famigliare, accuditi dalla mamma e da figure di riferimento (nonni, zii, baby sitter) il “salto” di abitudini risulta essere più marcato.



Per molti di loro infatti la frequenza alla “sezione primavera” rappresenta la prima vera esperienza di socializzazione al di fuori del nucleo familiare e il primo complesso impegno di autonomia e responsabilità.
Si passa più o meno improvvisamente, da relazioni e spazi collaudati e
conosciuti ad ambienti nuovi da esplorare e conquistare, a relazioni multiple non più esclusive e a figure adulte mediatrici di nuove regole.



Questo passaggio può essere vissuto da alcuni bambini con curiosità e senza grandi difficoltà emotive, invece, per la maggior parte dei bambini l’ingresso alla scuola materna appare più problematico: pianti, malesseri fisici, chiusura, rifiuto ostinato e prolungato, come se il distacco, sia pure temporaneo, dalla madre e dalla famiglia non sia attuabile e possibile. Fulcro di questo passaggio sembra proprio essere la separazione e le modalità con cui i bambini e genitori vivono e percepiscono tale dimensione.



La separazione è un’esperienza carica di sofferenza, ed è importante
sottolineare che non significa solo allontanarsi dai genitori ma vuol dire
separarsi da ciò che è familiare e abituale, per proiettarsi in un nuovo mondo acquisendo così la capacità di stare da solo nel percorso che porta
alla crescita, per diventare via via autonomo e capace di stare con gli altri.



Sotto questo punto di vista quindi le separazioni assicurano il cambiamento e l’evoluzione e consentono di sviluppare capacità quali l’autonomia e l’autodeterminazione, essenziali per uno sviluppo psicofisico sano ed equilibrato.



Ogni momento di passaggio nella vita del bambino, è accompagnato
da una crisi e il superamento di essa rappresenta un passo avanti verso la crescita.



Se è vissuto con apprensione e ansia tale angoscia si potrebbe riversare
inevitabilmente sui figli i quali, a loro volta, potrebbero manifestare difficoltà al momento del distacco.
Questa situazione crea pericolosi circoli viziosi: la mamma teme il distacco dal figlio; il bambino percepisce l’ansia della madre e si dimostra spaventato; alla madre le si conferma l’idea che il figlio non possa stare con nessuno al di fuori di lei.


Quali sono le manifestazioni più comuni e fisiologiche che i bambini possono avere in fase di di inserimento scolastico?

  • Attesa ansiosa e continua richiesta di rassicurazione che la mamma ritorni a prenderlo
  • Pianto ritualizzato ogni qual volta che la mamma accenna ad allontanarsi
  • Rifiuto del contatto di educatrici e compagni di classe
  • Comportamenti regressivi ( richiesta di ciuccio, biberon, pannolino oppure la notte non riescono a dormire tranquilli o fanno i capricci perché non vogliono mangiare)
  • Agitazione fisica e aggressività come espressione di paura.

Comprensibile dunque che, alla luce di questi atteggiamenti, i genitori possano sentirsi scoraggiati e sfiduciati ma i bambini hanno invece bisogno solo di essere incoraggiati e sostenuti nel relazionarsi con i coetanei e con altre figure adulte.



E’ importante dunque accogliere queste manifestazioni come fisiologiche al processo di cambiamento e crescita che il bambino sta affrontando senza mai giudicarli negativamente.



Come possiamo gestire la situazione


  • Ogni bambino ha i suoi tempi di adattamento, rispettiamo i suoi ritmi e non facciamo paragoni con gli altri
  • Incoraggiamo sempre il nostro bambino con un sorriso
  • In questa fase è importante farsi raccontare come si è svolta la giornata e le sue emozioni, soprattutto le negative!
  • In caso di pianto, facciamoci forza, salutiamoli e rassicuriamoli con un po' di coccole
  • Andiamo via sicure e decise ma solo dopo avergli confermato che mamma o papà torneranno a riprenderli
  • MAI lasciare il bambino senza salutarlo (il classico e pericolosissimo “vai via adesso che non ti vede")

Tengo molto a sottolineare quest’ultimo aspetto poiché potrebbe compromettere un sano ed equilibrato processo di separazione adducendo nel bambino vissuti di abbandono e sfiducia nelle figure genitoriali. Quindi mai sparire dalla vista del bambino quando il bimbo è distratto.
Magari lo si fa bonariamente, pensando di evitare al piccolo una crisi di pianto, e invece lo si riporta nell’incertezza, nell’imprevedibilità e diventa molto più ansioso. Anche perché nel bambino il distacco dalla persona adulta di riferimento, dal punto di vista evolutivo, è una minaccia alla vita.



La separazione è sempre un momento traumatico per i bambini, ma se questo passaggio avviene con serenità, sostegno e fiducia il bambino vive tale momento come un opportunità di crescita, acquisizione di nuove autonomie e competenze, di nuove esplorazioni di se, degli altri e degli spazi.



Inoltre sarebbe opportuno accompagnare questo momento di grande
cambiamento nei bambini, e in generale nelle dinamiche famigliari/relazionali, con piccoli rituali rassicuranti, che siano calibrati alla capacità di comprensione del bambino. Un rituale può essere una piccola sequenza che si ripete sempre uguale, o una canzoncina.



Affidarsi ai rituali, rispettare le routine, gli orari e anche gli impegni presi è determinante in quanto il cervello umano è fatto per la prevedibilità la routine è rassicurante per tutti, a maggior ragione per i bambini.



Quindi la parola d’ordine per affrontare serenamente l’inserimento scolastico sembra essere la fiducia: la fiducia del bambino verso i genitori come suddetto, la fiducia nel proprio bambino e nelle sue capacità di affrontare il suo vero primo processo di cambiamento (incide sull’autostima e immagine positiva di sè) e infine, ma non meno importante, fiducia nell’istituto e nelle maestre convinti che quello che stanno facendo è bene per il bambino.



Articolo scritto da: Natalia Leanza pscicologa psicoterapeuta



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