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Svezzamento: perché proprio a sei mesi?

17-10-2018 14:27

Rosita Calvagna

I professionisti, Nutrizionista,

Svezzamento: perché proprio a sei mesi?

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Articolo scritto da: Dott.ssa Rosita Calvagna Biologa Nutrizionista


Fin quando il neonato, nei primissimi mesi della sua esistenza, si nutre di solo latte tutto potrebbe sembrare più semplice. Quando, però, giunge il momento di alimentare i figli con cibi diversi dal latte la questione si fa un po’ più complicata.

Lo


svezzamento

(passaggio naturale e graduale dall'allattamento esclusivo  a una forma di alimentazione solida), o meglio alimentazione complementare, è una tappa fondamentale e delicata.


I genitori


sono responsabili del rapporto che i figli avranno con il cibo

non solo per quanto riguarda la loro salute e la loro crescita, ma avranno responsabilità anche da un punto di vista culturale e sociale.


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Non  si tratta, infatti, solo di proporre al bambino degli alimenti sani ed adeguati, ma anche di permettergli di vivere


un’esperienza ricca di percezioni e sensazioni

in cui un determinato alimento non ha solo un sapore, ma ha una determinata consistenza, un colore, una storia, una provenienza, una stagionalità che lo contraddistingue dagli altri.


Se fino al quel momento per il bambino il mondo era esclusivamente la madre, adesso con lo svezzamento il neonato intraprende il primi passi verso l’autonomia e questo primo distacco dalla madre è indispensabile per crescere.


Ma quando si comincia?  

Se chiediamo alle vicine di casa, alle nonne, ad altre mamme, la risposta può essere quanto più varia: c’è chi dice tre mesi, chi quattro, chi cinque e poi ci sono i più pazienti che aspettano i sei mesi per cominciare.


A chi dovremmo dar retta?

Al pediatra, mi direte, ovviamente, ma anche qui purtroppo non c’è una linea comune di pensiero ed ecco che le povere mamme entrano in totale confusione.


Secondo gli organi internazionali competenti, quali


OMS

 ( organizzazione Mondiale della sanità) e


UNICEF

, le direttive sullo svezzamento dicono che esso dovrebbe essere iniziato non prima dei sei mesi di vita.


L’


ESPGHAN

(European Society for Pediatric Gastroenterology, Hepatology and Nutrition) esprime anche la sua posizione dicendo che l’allattamento esclusivo fino a sei mesi è fortemente auspicabile, tuttavia, in alcune situazioni lo svezzamento può iniziare


non prima dei quattro mesi e non più tardi dei sei.

In conclusione,


mettiamo tutti d’accordo se diciamo che lo svezzamento si inizia intorno ai sei mesi.

Quali sono i motivi che inducono a pensare che un bambino, proprio a sei mesi, può iniziare a mangiare alimenti diversi dal latte?

Ci sono diversi motivi:


Per quando riguarda


lo sviluppo neuromotorio

, alcuni segnali che potrebbero indicare il fatto che il bambino sia pronto per l’introduzione di alimenti diversi dal latte sono:


  • deve essere capace di stare seduto da solo, senza sostegno, e tenere la testa dritta;
  • deve aver perso il riflesso di estrusione;
  • deve saper coordinare occhi, mani e bocca per guardare il cibo, afferrarlo e metterlo in bocca;
  • deve mostrare interesse per il cibo.

Questo di solito per la maggior parte dei bambini accade intorno ai sei mesi, raramente prima. È vero anche che alcuni neonati potrebbero essere pronti a 5 mesi, e una piccolissima parte persino a 4 mesi. Ma è anche vero che, alcuni neonati, saranno pronti a 7, 8 o anche 9 mesi.


Per quanto riguarda lo


sviluppo gastrointestinale

ulteriori motivazioni indicano che è consigliabile iniziare lo svezzamento a sei mesi, per esempio: la maturazione completa dell’apparato gastro-intestinale avviene intorno al quinto-sesto mese, infatti in questo periodo si assiste a:


  • riduzione della permeabilità intestinale e quindi diminuzione del rischio di sensibilizzazione verso antigeni alimentari
  • secrezione dell’amilasi pancreatica, enzima importante per la digestione degli amidi
  • sviluppo completo della flora batterica intestinale.

Infine, ma non meno importante, un ulteriore elemento ci spiega il perché di questa data (sei mesi) intorno alla quale gira questo fatidico svezzamento: la


possibile carenza di ferro

.


Intorno ai sei mesi, infatti, il bambino potrebbe andare incontro ad una carenza di ferro a causa di aumentato fabbisogno e dell’esaurimento del ferro immagazzinato.


Dico "potrebbe", perché non è detto che questo accada a sei mesi, ma, come ho già ribadito per le altre condizioni, questo potrebbe avvenire a cinque mesi come ad otto o a nove.


Probabilmente, soprattutto per i bimbi allattati al seno, quelli che si rifiutano di mangiare sono quei bambini con ancora sufficienti riserve di ferro; quando il ferro immagazzinato finirà, il poco ferro del latte materno (che è normalmente “povero” di ferro) non sarà sufficiente, e il bambino avrà bisogno di mangiare altri alimenti per colmare tali carenze.


Noi genitori, nella maggior parte dei casi,


siamo presi da un’ingiustificata fretta

nella quale coinvolgiamo i nostri figli, e non solo per quanto riguarda il cibo.


Per imparare a parlare e camminare esistono delle finestre temporali abbastanza ampie in cui il bambino può sviluppare queste competenze. Per quanto riguarda lo svezzamento si pensa che a sei mesi compiuti (per alcuni bimbi purtroppo anche 3 o 4 mesi) il bambino debba mangiare 5 pasti al giorno ben abbondanti prima che inizi a soffrire di qualche carenza nutrizionale.


Per fortuna non è così.


Ogni bimbo ha i suoi tempi, più o meno lunghi, ma alla fine tutti mangiano.

Quindi nel rispetto dello sviluppo fisiologico dei figli, noi genitori dovremmo iniziare ad offrire alimenti diversi dal latte


solo quando i bambini sono realmente pronti

, per affrontare il periodo dello svezzamento nel modo più sereno possibile.


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